Pagamento tardivo del debito tributario nel processo penale

Meglio tardi che mai. Con un'importantissima sentenza (1.08.2018, n. 37083), la Cassazione irrompe in via confermativa nella legittimità del pagamento del debito tributario e la conseguente non punibilità, anche se intervenuto in un momento posteriore rispetto alla concreta apertura del dibattimento. Com'è noto, l'esimente introdotta dalla riforma del 2015 (D.Lgs. 158/2015), che ha modificato il dettato dell'art. 13 D.Lgs. 74/2000, prevede la non punibilità, ai fini penali, qualora il reo-contribuente abbia provveduto al pagamento del debito tributario, anteriormente all'apertura del dibattimento di primo grado.
In ordine a tali questioni, si è posto il problema dell'applicabilità della norma e del rispetto del limite temporale per tutti quei soggetti che nel momento di entrata in vigore della riforma si fossero già trovati in una fase successiva all'apertura del dibattimento.
Ebbene, i giudici di Cassazione hanno temperato in un certo senso la rigidità delle preclusioni temporali espresse dai dettami normativi, sancendo che, in applicazione di un'esegesi costituzionalmente orientata nel rispetto del principio di eguaglianza, non possa essere negato l'accesso a tale istituto per tutti quei soggetti che, incolpevolmente, si siano ritrovati per contingenze temporali a non poter fruire del regime di non punibilità.
I giudici rafforzano inoltre il vigore del proprio orientamento, richiamando correttamente tanto l'art. 2 del cod. pen. che l'art. 7 della Convenzione EDU, sulla retrazione di un trattamento sicuramente più favorevole. A parere di chi scrive, si potrebbe poi sicuramente anche citare l'art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, nella parte in cui sancisce che “se successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l'applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest'ultima”.
Nel caso prospettato, quindi e a maggior ragione, realizzandosi un'ipotesi di esclusione dell'applicabilità della pena per effetto della non punibilità, l'estensione della norma successiva diventa una doverosa necessità. In opposizione a coloro che intendono l'art. 13 citato come mera norma processuale, si evidenzia inoltre che il solo richiamo alla “apertura del dibattimento” non risulta sufficiente a processualizzare lo stesso art. 13: la disposizione risulta diretta a fissare un termine entro cui deve essere tenuto uno specifico contegno correlato alla non punibilità.
A chi obietti poi il principio del tempus regit actum, si ribatte che, in virtù dei principi espressi, si potrebbe affermare la non retroattività delle norme peggiorative e non anche delle norme migliorative, la cui retroattività dovrebbe considerarsi anzi obbligatoria.

 


  pubblicato il 13/09/2018


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