Accertamenti bancari, il contribuente sconta l'onere della prova

La presunzione nell'ambito degli accertamenti bancari è disciplinata dall'art. 32 D.P.R. n. 600/1973. Il predetto articolo prevede che versamenti e prelievi operati sui conti correnti del contribuente vanno imputati a ricavi. L'Amministrazione Finanziaria, attraverso le indagini bancarie, può quindi individuare l'evasione fiscale, rettificando il reddito dei contribuenti che non sono in grado di giustificare i movimenti transitati sui propri conti correnti bancari, ossia prelievi e versamenti. Si determina, pertanto, un'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dai movimenti bancari non sono riferibili a operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica ma analitica, con indicazione specifica delle riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuata sia estranea a fatti imponibili.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30.07.2018, n. 20103, è tornata a esprimersi sulla corretta applicazione della presunzione in materia di indagini finanziarie, affermando che, in caso di accertamento bancario, spetta al contribuente dimostrare che gli elementi acquisiti dal Fisco non sono riferibili ad operazioni imponibili. Il caso trae spunto dal fatto che il Fisco ricorreva contro una Srl che aveva impugnato un avviso di accertamento relativo a imposte dirette e IVA per l'anno 2001, sul rilievo di alcune movimentazioni bancarie non riscontrate nei documenti contabili della società. La C.T.R. sosteneva, però, che su dette operazioni non operava la presunzione ai fini IVA, in quanto i dati bancari non dimostrano l'esistenza di ricavi ai fini delle imposte dirette. I giudici di legittimità hanno perciò ricordato che "In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l'accertamento effettuato dall'ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l'onere probatorio dell'Amministrazione è soddisfatto, secondo l'art. 32 D.P.R. 29.09.1973, n. 600, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, mentre si determina un'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili". Inoltre, a parere della Corte, se non viene contestata la legittimità dell'acquisizione dei dati risultanti dai conti correnti bancari, i medesimi possono essere utilizzati sia per dimostrare l'esistenza di un'eventuale attività occulta (impresa, arte o professione), sia per quantificare il reddito ricavato da tale attività, incombendo sul contribuente l'onere di dimostrare che i movimenti bancari che non trovano giustificazione sulla base delle sue dichiarazioni non sono fiscalmente rilevanti.


  pubblicato il 13/09/2018


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